Pace a questa casa!

10:21

Inviando in missione i suoi discepoli, Gesù dice loro: «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi» (Lc 10,5-6).
Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo. E questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana. La “casa” di cui parla Gesù è ogni famiglia, ogni comunità, ogni Paese, ogni continente, nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni né discriminazioni. È anche la nostra “casa comune”: il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine.
Sia questo dunque anche il mio augurio all'inizio del nuovo anno: “Pace a questa casa!”.



Il 1° gennaio scorso non è solo iniziato un nuovo anno (AUGURI!!), ma abbiamo anche celebrato la 52° Giornata Mondiale della Pace, motivo per cui ho deciso di riportare qui in apertura un piccolissimo estratto del messaggio di Papa Francesco. Onestamente, non ho mai dato molto peso a questa ricorrenza, gli anni passati. Forse perché l'ho sempre ritenuto un concetto troppo astratto e lontano per potermi interessare e coinvolgere davvero in prima persona. Una bella preghiera - sentita, per carità - e fine della storia. Che sciocca. Che grandissima sciocca.

Quest'anno però qualcosa è cambiato in me. Ho avuto diverse occasioni per riflettere sul fatto che "pace"  è tutt'altro che un concetto astratto, talmente grande da essere completamente fuori dalla mia portata, come credevo. Ho quindi aperto uno spiraglio del mio cuore a quel Dio che stava lì a bussare per portare la sua pace a me, Lucia, e alla mia casa, alla mia famiglia. Si dice spesso che le vie del Signore sono infinite e più vado avanti nel mio cammino su questa terra, più mi accorgo che è proprio così: non si tratta di una frase fatta; Lui trova sempre una via, che di solito è quella della più totale umiltà (non a caso per incontrarci si è fatto bambino e ha scelto una mangiatoia come culla). Tornata a casa da Messa, la mattina del 1° gennaio, un paio di occhi neri e profondissimi, seppur opacizzati da uno spesso strato di polvere, hanno attirato la mia attenzione. Eccola lì la via che il Signore aveva scelto, in questa occasione, per penetrare il mio cuore di sciocca e renderlo un posto più accogliente.



Un istante prima dell'alba, Ibrahim Alsabagh

Mi ero imbattuta in questo libro più di un anno fa, direi mentre girovagavo senza meta tra le miriadi di offerte su Amazon: non ricordo più bene, ma so per certo che questi stessi occhi mi hanno rapita e ho dovuto comprare il libro. Un titolo e uno sguardo, tanto mi è bastato. Una volta ricevuto il libro a casa, poi, l'ho sfogliato senza troppo interesse pensando "Prima o poi lo leggerò, adesso non ho tempo". Così è rimasto lì fino al primo gennaio scorso a prendere polvere (ve l'ho detto che sono una sciocca, no?). Beh, per farvela breve, quello di Padre Ibrahim credo proprio sia il libro migliore con cui potessi iniziare il mio 2019: finalmente, a 30 anni suonati, ho iniziato ad aprire gli occhi sul mondo in cui viviamo (meglio tardi che mai, dicono) e ho avuto la "fortuna" di farlo attraverso gli occhi di un frate francescano della Custodia di Terra Santa, che racconta senza filtri cosa significa avere la guerra in casa. Ma, credetemi, lo fa con una pace nel cuore assolutamente e totalmente disarmante.

Mentre realizzava il suo desiderio di studiare, iniziando il dottorato a Roma, padre Ibrahim ha ricevuto dai suoi superiori la proposta di andare ad Aleppo, dove c'era bisogno di un parroco per la chiesa di San Francesco, parrocchia latina della metropoli siriana. Contro ogni logica umana, ma senza ombra di dubbio ispirato dallo Spirito Santo, lui ha accettato e così, dall'ottobre 2014 vive ad Aleppo, al più completo servizio di una comunità duramente provata da anni di guerra.

Un istante prima dell'alba è la raccolta di numerose lettere e testimonianze di padre Ibrahim risalenti al periodo compreso tra gennaio 2015 e gennaio 2017, una vera e propria cronaca diretta di ciò che era l'inferno aleppino in quegli anni. Inferno in cui lui, non si sa come (almeno, io faccio molta fatica a spiegarmelo, umanamente parlando), riusciva continuamente a scorgere segni di risurrezione. Sì, avete letto bene. Questa cosa mi ha sconvolta nel profondo. Io non sono capace di vedere la luce della risurrezione nel mio quotidiano assolutamente pacifico, mentre lui sotto i missili e le bombe scriveva:

Ad Aleppo scorgo, ogni giorno, moltissimi segni di risurrezione: poter celebrare, ad esempio, la messa quotidiana senza interruzione da quando è iniziata la crisi a oggi, con le porte della chiesa sempre aperte, per me è già un miracolo. Essere ancora vivi, è un miracolo. Riusciamo ad apprezzare di più il dono della vita, ma anche dell'acqua, della salute. Ringraziamo per la forza della carità, del perdono, del servizio che riusciamo a svolgere: pur con tante mancanze riusciamo a ringraziare. Siamo sempre più pieni di gratitudine verso Dio, che ci colma di doni.

(Testimonianza tenuta nell'ambito dell'incontro dal titolo "Una ragione per vivere e per morire: martiri di oggi", durante il Meeting di Rimini per l'amicizia fra i popoli, edizione 2015)

Ecco, penso che già da queste poche righe sia chiaro che si tratta di un libro dal valore inestimabile e per una ben nutrita serie di ragioni. Con questa lettura ho potuto innanzitutto comprendere meglio ciò che è davvero accaduto in Siria e quali dinamiche di potere hanno scatenato e portano avanti una guerra assurda e feroce (non diversa, quindi, da tutte le altre guerre di ogni luogo e ogni tempo). Mi ha aiutato poi a intraprendere una via di maggior consapevolezza e di conseguente ridimensionamento delle mie problematiche più o meno gravi di vita quotidiana, se paragonate a disagi enormi quali una ricostruzione continua di case distrutte da piogge di missili, o la totale mancanza di acqua per intere settimane. Mi ha donato anche una grande consolazione, sentimento che può risultare un po' stonato in un contesto di guerra, ma proprio il leggere di un'esperienza talmente devastante come quella della guerra, vissuta però con il cuore pieno d'Amore, mi ha fatto sentire parte di una Chiesa che è realmente cattolica, cioè universale - ebbene sì, sorpresona, anche in Siria, così come in ogni angolo di mondo, ci sono seguaci di Gesù Cristo, e vedere alcune delle loro facce nella sezione fotografica del libro li ha resi senz'altro più vicini e, in qualche modo, più reali ai miei occhi. Da ultimo, ma non certo per importanza, mi porto a casa una bella testimonianza di vita e di Fede concreta, appassionata e contagiosa. Grazie alle parole semplici e dirette di padre Ibrahim, ho avuto modo di riflettere sul fatto che davvero la pace è un dono che viene da Dio, che vuole prima portarla nel cuore di ciascuno e in ogni casa, cosicché possa poi essere diffusa nel mondo. Così si chiude, infatti, questo splendido e prezioso libro: "Incoraggiamo ciascuna persona ad avere uno sguardo misericordioso anzitutto verso i propri cari: la pace si costruisce a partire da quella che tiene salde e unite le famiglie".

#abookaweek
Tra i miei propositi per questo nuovo anno c'è quello decisamente molto ambizioso (almeno per me) di riuscire a leggere un libro a settimana. Come dicevo, Un istante prima dell'alba è stato solo il primo, quindi altre 51 storie* mi aspettano da qui a fine anno, ma sono certa che sarà difficilissimo trovare un libro altrettanto ricco che possa quindi reggere il confronto. Staremo a vedere.




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*In realtà solo 50, perché ad oggi ho già concluso il mio secondo libro dell'anno, per restare al passo con l'instancabile scorrere delle settimane, ma questa è un'altra storia.

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